gemma fantacci

MMF 2019: D-DAY!

Buonasera e benvenuti.

Siamo felici di presentare la seconda edizione del MILAN MACHINIMA FESTIVAL e di condividerne con voi il programma.

Le opere che vedremo questa sera sono state selezionate attraverso un doppio processo: una open call internazionale e inviti ad personam. I contributi ricevuti sono stati valutati da una giuria internazionale formata da studiosi e critici, artisti e curatori che in questa sede vogliamo ringraziare.

Nello specifico:

  • Valentino Catricalà (Direttore artistico del Media Art Festival di Roma e curatore di numerose mostre a livello internazionale);

  • Marco De Mutiis (artista e Digital curator del Fotomuseum Winterthur);

  • Stefano Locati (membro del Comitato scientifico del Ca’ Foscari Short Film Festival di Venezia, Co-direttore dell’Asian Film Festival di Bologna, critico cinematografico e docente universitario all’Università IULM);

  • Henry Lowood (Curatore per la Germanic Collections e l’History of Science and Technology Collections all’Università di Stanford, studioso di videogiochi e autore di numerosi libri sui game studies);

  • Jenna NG (Docente di cinema e media interattivi all’Università di York in Gran Bretagna) che mercoledì ha tenuto un’appassionante lezione sul presente, passato e futuro del machinima.

Jenna NG, 1

Jenna NG, 1

Il titolo della seconda edizione è UNCANNY, PERTURBANTE.

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Il termine - reso celebre da un saggio di Sigmund Freud pubblicato esattamente un secolo fa - indica un fenomeno percettivo che contraddistingue esperienze insieme familiari e anomale. Abbiamo declinato questo tema all’interno di un programma in cui glitch, shock e inquietanti ripetizioni alludono al crescente senso di smarrimento individuale e collettivo nell’era degli algoritmi, dei Big Data e dell’intelligenza artificiale. Per quanto diverse, le opere sono accomunate da preoccupazioni ricorrenti. A loro modo, incoraggiano una riflessione sulla relazione tra autenticità e performance, identità e presentazione/preservazione del sé.

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Complessivamente, quest’anno presentiamo quattordici audiovisivi, il doppio dell’anno scorso - come potrete notare, rispetto alla passata edizione, il numero di opere italiane è quadruplicato - suddivisi in tre segmenti, intitolati rispettivamente NON-FICTION, FICTION e DOC.

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Partiamo.

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La prima tranche prevede sei cortometraggi che raccontano, a modo loro, il caos di una società in cui l’information overload, l’automazione e la logica algoritmica sembrano presagire un futuro post-umano. La seconda opera di questa selezione, Perpetual Spawning dell’olandese Bram Ruiter, si è aggiudicato la menzione speciale della critica.

Invitandovi gentilmente a silenziare i vostri smartphone, vi auguriamo una buona visione. Ci rivediamo tra circa trenta minuti per l’introduzione della seconda tranche.

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Ben ritrovati. Le opere che compongono la seconda sezione, FICTION, sollecitano una riflessione critica sul concetto di identità nell’era digitale. L’avatar, il sosia, il doppelganger, sono al tempo stesso un’idealizzazione del sé, una proiezione fantasmatica, ma anche il punto di contatto tra ciò che sta dentro e fuori lo specchio, pardon, schermo: un’estensione e, al tempo stesso, un’amputazione, in senso mcluhaniano. Il doppio è un ritratto, ma anche la sua negazione: cosa succede quando la replica è dotata di vita propria?

Come la precedente tranche, anche questa ha una durata di circa trenta minuti.

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Siamo giunti alla sezione conclusiva, DOC, che include due mediometraggi, vincitori di numerosi riconoscimenti a livello internazionale. In entrambi i casi, il videogioco diventa uno strumento per riflettere sugli effetti collaterali della simulazione, dentro e fuori dallo schermo. Nel primo, SWATTED, le attività nefaste dei troll statunitensi hanno ripercussioni tragiche. Nel secondo, OPERATION JANE WALK, le dérive situazioniste diventano un’opportunità per esaminare le logiche urbane in un contesto simulacrale.